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B_NORM    
view post Posted on 8/2/2010, 09:25 by: rgiuliaQuote
Ciao e buona giornata,
con un pensiero e una preghiera
mentre continuiamo a pensare ai tantissimi orfani di Haiti
al santo di oggi, Gerolamo Emiliani, un veneziano che si è svenato fisicamente ed economicamente
per aiutare gli orfani del suo tempo.
Ciao,
don aurelio

Lunedì 8 febbraio 2010

Sapienza 15,14-16,3

Sono tutti stoltissimi e più miserabili di un piccolo bambino i nemici del tuo popolo, che lo hanno oppresso. Perché essi considerarono dèi anche tutti gli idoli delle nazioni, i quali non hanno né l’uso degli occhi per vedere, né narici per aspirare aria, né orecchie per udire, né dita delle mani per toccare, e i loro piedi non servono per camminare. Infatti li ha fabbricati un uomo, li ha plasmati uno che ha avuto il respiro in prestito. Ora nessun uomo può plasmare un dio a lui simile; essendo mortale, egli fabbrica una cosa morta con mani empie. Egli è sempre migliore degli oggetti che venera, rispetto ad essi egli ebbe la vita, ma quelli mai. Venerano anche gli animali più ripugnanti, che per stupidità, al paragone, risultano peggiori degli altri. Non sono tali da invaghirsene, come capita per il bell’aspetto di altri animali; furono persino esclusi dalla lode e dalla benedizione di Dio. Per questo furono giustamente puniti con esseri simili e torturati con una moltitudine di bestie. Invece di tale castigo, tu beneficasti il tuo popolo; per appagarne il forte appetito gli preparasti come cibo quaglie dal gusto insolito, perché quelli che desideravano cibo, a causa del ribrezzo per gli animali inviati contro di loro, perdessero anche l’istinto della fame, mentre questi, rimasti privi di cibo per un breve periodo, provassero un gusto insolito.


A questo punto dell’anno liturgico il calendario è deciso dall’approssimarsi della quaresima: così quella di ieri non era la 5^ domenica dopo l’Epifania, bensì la penultima dopo l’Epifania, la prossima non la 6^ dopo, ma l’ultima.
La differenza sta nel fatto che la 5^ domenica dopo l’Epifania a volte viene celebrata (data della Pasqua oltre la metà di aprile) a volte no (Pasqua bassa), mentre la domenica penultima e l’ultima devono sempre essere celebrate e hanno un tema particolare (clemenza e perdono).
Forse qualcuno è abbastanza “grande” per ricordare che c’erano le domeniche di settuagesima, sessagesima, quinquagesima precedere l’inizio della quaresima.

Chiedo scusa della nota che forse sa un po’ di sacrestia, ma credo che anche così si diventi meno estranei ai meccanismi della vita della comunità cristiana.

Quanto al testo di oggi quattro suggestioni:

1. il libro della Sapienza non fa parte del canone biblico ebraico (non è un libro che sporca le mani, dicono i rabbini) tuttavia nasce da un progetto interessante a metà strada tra la polemica con la sapienza del mondo ellenistico (si pensi al valore attribuito in tale ambito culturale alla filosofia) e il desiderio di far conoscere la propria sapienza, magari con un v...

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Last Post by: rgiulia (8/2/2010, 09:25)
 

B_NORM    
view post Posted on 5/2/2010, 08:52 by: rgiuliaQuote
Ciao e buona giornata,
don aurelio

Venerdì 5 febbraio 2010

Siracide 37,1-6

Ogni amico dice: «Anch’io sono amico», ma c’è chi è amico solo di nome. Non è forse un dolore mortale un compagno e amico che diventa nemico? O inclinazione al male, come ti sei insinuata per ricoprire la terra di inganni? C’è chi si rallegra con l’amico quando tutto va bene, ma al momento della tribolazione gli è ostile. C’è chi si affligge con l’amico per amore del proprio ventre, ma di fronte alla battaglia prende lo scudo. Non dimenticarti dell’amico nell’animo tuo, non scordarti di lui nella tua prosperità.


Non è la prima volta che il Siracide si sofferma a parlare dell’amicizia (vedi Sir 6,5-17 e Sir 22,19-26) e questo potrebbe già indicare l’importanza che lui annette al tema. Qui lo fa in un contesto dove invita i suoi lettori a cercare di capire bene che tipo di rapporti e relazioni instaurano con le persone (coniugale, amicale, di semplice richiesta di consiglio) e di che natura siano le persone destinatarie di tali relazioni.
Da quanto dice lui appare come uno che se da una parte ritiene l’amicizia un valore grandissimo – è sua l’espressione “chi trova un amico trova un tesoro” che poi completa con l’altra meno nota “un amico fedele è una medicina che dà vita” (Sir 6,14.15) dall’altra ritorna più volte sul tema della fiducia tradita - quelli che sono amici solo a tavola o “chi scaglia un sasso contro gli uccelli li mette in fuga, chi offende un amico rompe l'amicizia” (Sir 22,20) – quasi a far intendere di essere stato più volte deluso dagli amici.

Per quanto riguarda la nostra riflessione faccio due sottolineature:

· Gesù nel vangelo ritorna qualche volta sul tema degli amici, a me piace ricordare quella del cap. 15 di Giovanni quando dice “non vi ho mai chiamati servi, vi ho sempre chiamati amici” o quella dello stesso evangelista al capitolo 21 quando, dopo aver chiesto a Pietro per due volte “mi ami?” usando il verbo greco agapao che è quello tipico dell’amore di Dio ed essendosi sentito rispondere per due volte dallo stesso Pietro “sì, Signore, io ti sono amico” _ Pietro usa appunto il verbo greco fileo, quello dell’amicizia – alla fine pure lui si decide a chiedere a Pietro “mi sei amico?”. Che lui ci chiami amici è una cosa grande stando alle parole del Siracide che parla di tesoro e di medicina, cioè c’è una reciprocità che entra in gioco alla quale Gesù non è indifferente. E si capisce che anche qui, come nell’amicizia tra umani, una componente decisiva della relazione è la fiducia: di fatto è la fede il nostro modo di amare Dio, ma, appunto, una fede che non va senza che il cuore sia coinvolto.

· In genere mi pare che i ragazzi di oggi siano abbastanza sfiduciati riguardo all’amicizia ed è difficile trovare grandi amicizie nei racconti delle loro esperienze. Non ho personalmente gli strumenti per analizzare questo dato, mi viene solo da dire che rappresenta una sorta di regressione, anch...

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Last Post by: rgiulia (5/2/2010, 08:52)
 

B_NORM    
view post Posted on 4/2/2010, 08:54 by: rgiuliaQuote
Ciao e buona giornata,
don aurelio

Giovedì 4 febbraio 2010

Siracide 26,1-16

Fortunato il marito di una brava moglie, il numero dei suoi giorni sarà doppio. Una donna valorosa è la gioia del marito, egli passerà in pace i suoi anni. Una brava moglie è davvero una fortuna, viene assegnata a chi teme il Signore. Ricco o povero, il suo cuore è contento, in ogni circostanza il suo volto è gioioso. Di tre cose il mio cuore ha paura, e per la quarta sono spaventato: una calunnia diffusa in città, un tumulto di popolo e una falsa accusa, sono cose peggiori della morte; ma crepacuore e lutto è una donna gelosa di un’altra, il flagello della sua lingua fa presa su tutti. Giogo di buoi sconnesso è una cattiva moglie, chi la prende è come chi afferra uno scorpione. Motivo di grande sdegno è una donna che si ubriaca, non riuscirà a nascondere la sua vergogna. Una donna sensuale ha lo sguardo eccitato, la si riconosce dalle sue occhiate. Fa’ buona guardia a una figlia sfrenata, perché non ne approfitti, se trova indulgenza. Guàrdati dalla donna che ha lo sguardo impudente, non meravigliarti se poi ti fa del male. Come un viandante assetato apre la bocca e beve qualsiasi acqua a lui vicina, così ella siede davanti a ogni palo e apre a qualsiasi freccia la faretra. La grazia di una donna allieta il marito, il suo senno gli rinvigorisce le ossa. È un dono del Signore una donna silenziosa, non c’è prezzo per una donna educata. Grazia su grazia è una donna pudica, non si può valutare il pregio di una donna riservata. Il sole risplende nel più alto dei cieli, la bellezza di una brava moglie nell’ornamento della casa.


Questo passo del Siracide proposto per la liturgia di oggi è uno di quei casi (e non sembrano pochissimi) dove le scelte del nuovo lezionario ambrosiano appaiono del tutto infelici. Anche il commento ufficiale della diocesi (quello che appare sul portale web e che trascrivo di seguito) manifesta perplessità.

Il brano odierno tratta un tema problematico per la nostra sensibilità contemporanea vale a dire il ruolo della donna nella vita sociale. Da una parte, troppo corrivo sarebbe liquidare l’autore del Siracide come misogino o maschilista dal momento che ai suoi occhi la donna è -in questa pericope- solo la brava moglie da sorvegliare perché non commetta adulterio e non si prostituisca. Dall’altra, tuttavia, non si può difendere ad oltranza ciò che appare non componibile con la nostra mentalità ed intrinsecamente non corretto.
Occorre, perciò, sforzarsi di contestualizzare il brano nella società sacerdotale della Gerusalemme dei tempi di Ben Sirach la quale era tutta implicitamente maschilista. Al di là delle esperienze personali che possono aver guidato l’autore, la cultura dell’ambiente sociale di Gerusalemme era di fatto gestita esclusivamente dai maschi. Ben Sirach non avrebbe fatto altro che allinearsi alla cultura di cui era permeato non contestandola in nulla. Nell’approcciare, quindi, testi prob...

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Last Post by: rgiulia (4/2/2010, 08:54)
 

B_NORM    
view post Posted on 1/2/2010, 13:56 by: rgiuliaQuote
Ciao e buon inizio di settimana,
qui va abbastanza bene e il mio ginocchio destro senza un pezzettino di menisco mediale
sembra stare meglio di prima e non mi fa male
merito certo dell’abilità chirurgica dell’ortopedico Pierangelo Catalano
e merito di tante preghiere
non sappiamo come funzionino,
ma in qualche modo funzionano
e già che ci siamo ne chiedo altre per un mio caro amico che in tanti hanno avuto modo di conoscere
don Luigi – Gigi – Barolo, giudice del tribunale ecclesiastico
che è stato in fin di vita
forse per i capelli sono riusciti a prenderlo
ma non è ancora finita
ciao don aurelio

Lunedì 1 febbraio 2010

Siracide 24,30-34

Io, la sapienza, come un canale che esce da un fiume e come un acquedotto che entra in un giardino, ho detto: «Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola». Ma ecco, il mio canale è diventato un fiume e il mio fiume è diventato un mare. Farò ancora splendere la dottrina come l’aurora, la farò brillare molto lontano. Riverserò ancora l’insegnamento come profezia, lo lascerò alle generazioni future. Vedete che non ho faticato solo per me, ma per tutti quelli che la cercano.



Il nostro lezionario feriale continua la sua attenzione alla Sapienza, questa realtà misteriosa che sta tra Dio e l’umanità e che di volta in volta sembra quasi “prendere corpo” nella Torah, nel “genio” che presiede la creazione, nella Parola che ispira i profeti, nella Luce che guida il popolo nel suo cammino, nel “timore” del Signore che è la trama su cui intessere la comunione con l’Infinito.

Così, se da una parte sembra quasi immediato che i primi cristiani rileggendo le Scritture dopo la risurrezione di Gesù abbiano visto in lui la piena realizzazione di quella realtà che nel Primo Testamento rimaneva in una posizione ambigua perché non poteva essere “dio” ma seppure semplicemente “uomo”, dall’altra stupisce e incanta questo farsi largo proprio nel Primo Testamento della necessità di una mediazione tra il cielo e la terra che abbia una forte consistenza.
Voglio dire che mi sembra di intuire come una sorta di invocazione che sale dalle Scritture antiche verso qualcosa o qualcuno che non si sa come possa essere e che tuttavia prima o poi deve esserci. Certo la Rivelazione di Dio è qualcosa di indeducibile e non è mai la semplice risposta all’umana invocazione, ma è anche vero che la Scrittura è animata (ispirata) da qualcosa che non è parto del nostro cuore o della nostra intelligenza.
E a me piace sempre moltissimo ricordare in proposito quel passaggio del libro di Giobbe (e Giobbe non è un ebreo) dove appunto questa invocazione si fa precisa: “Non c' è fra noi un arbitro, che posi la mano su tutti e due!” (9,33).
Ritornando al brano di oggi notiamo che l’autore riflette sul suo ruolo di sapiente e si paragona a un canale, poi a un fiume e, infine, a un mare dove l’acqua della sapienza ha potuto espandersi per raggiungere tanti altri. E...

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Last Post by: rgiulia (1/2/2010, 13:56)
 

B_NORM    
view post Posted on 27/1/2010, 14:11 by: rgiuliaQuote
Ciao e buona giornata,
domattina non riuscirò a scrivere i 5 min perché oggi entro in ospedale per un’operazione al menisco,
domani prima di pranzo dovrei essere già a casa,
spero
una vostra preghiera mi farà senz’altro bene,
ciao
don aurelio

Mercoledì 27 gennaio 2010

Siracide 44, 1; 48,22-25

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Ezechia aveva fatto quanto è gradito al Signore e aveva seguito con fermezza le vie di Davide, suo padre, come gli aveva indicato il profeta Isaia, grande e degno di fede nella sua visione. Nei suoi giorni il sole retrocedette ed egli prolungò la vita del re. Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi e consolò gli afflitti di Sion. Egli manifestò il futuro sino alla fine dei tempi, le cose nascoste prima che accadessero.


Il personaggio di oggi è il re Ezechia, vissuto ai tempi del profeta Isaia, cioè nell’ultimo quarto dell’VIII secolo aC. È considerato con Davide e Giosia uno dei tre “messia” degni di tale nome e dunque santi; uno di quelli che ha contribuito a far nascere l’attesa di un ultimo e definitivo grande Messia.
Di lui - e del profeta Isaia che gli viene associato nel ricordo - Gesù Ben Sirach ricorda l’episodio della malattia mortale da cui fu colpito e dalla quale guarì miracolosamente, segno della guarigione fu appunto il fatto che sulla meridiana di corte l’ombra del sole tornò indietro di dieci gradi come viene ricordato nel 2° libro dei Re (vedi 2Re 20, 8-11).
A me rimane in mente di Ezechia un altro episodio che la liturgia non ci fa leggere in questo caso anche se il Siracide vi accenna, ed è il fatto narrato in 2Re 19 dove il re davanti alle minacce che il re di Assiria, il feroce Sennacherib, gli fa arrivare per iscritto da un suo generale, va al Tempio e rilegge quelle minacce davanti a Dio acquisendo un discernimento della realtà diverso da quello che aveva in partenza.
Un esempio intelligente della preghiera che serve soprattutto a farci guardare le cose con gli occhi di Dio.

Finisco con due testi di Hetty Illesum per contribuire ai pensieri della Giornata della Memoria.

30 novembre 1943, Auschwitz, muore Etty Hillesum. Dal suo diario:

Domenica 23 marzo 1941, le 4. È tutto sbagliato un... Mostra tutto’altra volta. ‘Io voglio qualcosa e non so che cosa’. Di nuovo mi sento presa da una grandissima irrequietezza e ansia di ricerca, tutto è in tensione nella mia testa. Penso con una certa invidia alle ultime due domeniche: le giornate si stendevano dinanzi a me come grandi, aperte pianure che potevo attraversare liberamente, erano prospettive ampie e sgombre. E ora mi ritrovo in mezzo agli arbusti….Tutto è cominciato ieri sera, quando l’irrequietezza ha preso a salirmi dentro da ogni parte come i vapori da una palude….è ricominciata quella scontentezza, quel cercare irrequieto e sentire il vuoto dietro le cose, sentire che la vita non trova un suo compimento ma è...

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Last Post by: rgiulia (27/1/2010, 14:11)
 

B_NORM    
view post Posted on 26/1/2010, 08:53 by: rgiuliaQuote
Ciao e buona giornata,
don aurelio

Martedì 26 gennaio 2010

Luca 22,24-30

In quel tempo, sorse una discussione tra i discepoli: chi di loro poteva esser considerato il più grande. Gesù allora disse: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele”.


Questo è il brano di vangelo previsto dalla liturgia per la memoria dei santi Timoteo e Tito discepoli e compagni di Paolo nella missione di portare il vangelo e vescovi della chiesa primitiva.

Timoteo, discepolo prediletto di Paolo, fu battezzato dall'Apostolo e ricevette da lui l'imposizione delle mani, con la quale gli veniva trasmesso il dono spirituale che lo costituiva «dispensatore della parola di verità», cioè annunciatore dell'Evangelo.
Egli fu infaticabile compagno di Paolo nell'evangelizzazione dell'Asia Minore, condivise la prima prigionia dell'Apostolo, e divenne guida della comunità di Efeso, dove, secondo la tradizione, morì. Paolo lo esortò come figlio amatissimo ad essere modello per i credenti con l'insegnamento, la vita, la fede e la carità.
Tito, originario di Antiochia, fu condotto alla fede da Paolo, che lo chiama «mio vero figlio nella fede comune», durante il suo primo viaggio missionario. Egli fece da intermediario tra Paolo e la comunità di Corinto e fu posto a guida della comunità di Creta, dove, sempre secondo la tradizione, visse sino alla fine dei suoi giorni.

(dal martirologio ecumenico del monastero di Bose)

Il vangelo che leggiamo fa parte degli insegnamenti dati da Gesù secondo l’evangelista Luca durante l’Ultima Cena. Questo in particolare nasce come risposta a una discussione sorta tra i discepoli su chi fosse tra loro il più grande. Difficile dire se le cose siano andate veramente così, anche perché Marco colloca questa discussione e la relativa risposta di Gesù in un altro contesto mentre il gruppo si trova ancora in Galilea.
Tuttavia è interessante notare che con questa vicenda Luca si avvicina molto a Giovanni – almeno a livello di prospettive – che a proposito dell’Ultima Cena racconta il gesto di Gesù che lava i piedi ai discepoli sottolineando il fatto che “Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve” come dice appunto il tasto di Luca che leggiamo oggi.
Il che significa che se da una parte era “infrangibile” l’incomprensione dei discepoli prima della Pasqua circa il modo di Gesù e quindi di ...

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Last Post by: rgiulia (26/1/2010, 08:53)
 

B_NORM    
view post Posted on 25/1/2010, 09:08 by: rgiuliaQuote
Ciao e buon inizio di settimana,
don aurelio

Lunedì 25 gennaio 2010

1^lettera a Timoteo1,12-17

Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al mistero: io che per l'innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede; così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.


Tra i testi previsti dalla liturgia per la bella festa di oggi ho preferito trascrivere questo, che è l’incipit della 1^ lettera di Paolo al discepolo Timoteo, rispetto al testo degli Atti 22,3-16 (oppure 9,1-22) che racconta il fatto capitato sulla via di Damasco, perché questo ci offre la riflessione stessa di Paolo e la percezione che in lui si è sedimentata.
Tra l’altro normalmente la ricorrenza di oggi è detta “conversione di san Paolo” ma, fanno notare gli studiosi – e questo soprattutto in occasione dell’appena concluso anno paolino – non c’è stata una vera e propria conversione (Paolo non cambia formalmente religione e non aderisce a un Dio diverso) dunque è interessante la scelta di chi chiama la ricorrenza “rivelazione di Cristo a Paolo” anche perché se il termine conversione fa pensare di più a una scelta di Paolo, il termine rivelazione sottolinea la totale e gratuita iniziativa di Dio e colloca la vicenda sulla via di Damasco sullo stesso livello delle apparizioni del risorto agli apostoli e alla Maddalena nel giorno di Pasqua.
Da qui l’idea di Paolo che parla di sovrabbondanza di grazia e di misericordia come risposta di Dio all’abbondanza del suo peccato.

Oggi le chiese d'occidente ricordano la rivelazione di Gesù Cristo a Saulo di Tarso, evento di capitale importanza per la storia della chiesa.
Saulo, ebreo della Cilicia, educato alla scuola di rabbi Gamaliele, sei anni circa dopo la morte e la resurrezione di Gesù, mentre si stava recando a Damasco per condurre in catene a Gerusalemme i seguaci della «via» di Cristo, si sentì afferrato dal Signore risorto e vivente, e la sua vita cambiò radicalmente.
Dopo questa personalissima esperienza, Saulo fu rimandato alla chiesa locale di Damasco, perché ricevesse la pienezza dello Spirito e acquisisse una matura visione di fede. In tal modo egli arrivò a comprendere il senso della singolarissima manifestazione che Cristo aveva voluto concedergli per grazia. Saulo, divenuto ormai l'«apostol...

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Last Post by: rgiulia (25/1/2010, 09:08)
 

B_NORM    
view post Posted on 22/1/2010, 09:02 by: rgiuliaQuote
Ciao e buona giornata,
riporto una frase grandiosa dell’incontro di ieri sera che può far bene a tutti,
si tratta di una citazione del famoso Louis Massignon (definito da papa Pio XI il cattolico islamico)
“si apprende la verità, praticando l’ospitalità”
ciao, don aurelio

Venerdì 22 gennaio 2010

Siracide 44, 1; 47, 2. 8-11

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso, così Davide fu scelto tra i figli d’Israele. In ogni sua opera celebrò il Santo, l’Altissimo, con parole di lode; cantò inni a lui con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato. Introdusse musici davanti all’altare e con i loro suoni rese dolci le melodie. Ogni giorno essi eseguono le loro musiche. Conferì splendore alle feste, abbellì i giorni festivi fino alla perfezione, facendo lodare il nome santo del Signore ed echeggiare fin dal mattino il santuario. Il Signore perdonò i suoi peccati, innalzò la sua potenza per sempre, gli concesse un’alleanza regale e un trono di gloria in Israele.


Non è il Siracide, bensì il nuovo lezionario ambrosiano che fa la scelta di parlare del re Davide ricordando solo il suo impegno liturgico, sarà una scelta alternativa…anche oggi approfitto per suggerire una riflessione che ci sta con il sentire spirituale di questi giorni di dialogo e di attenzione all’alltro fatta soprattutto di ospitalità e di ascolto.

La Bibbia alfabeto colorato delle civiltà
È innegabile che nell’ultimo secolo si sia verificato un mutamento radicale riguardo al posto delle Sante Scritture nella vita e nella predicazione della Chiesa cattolica, una rinnovata sensibilità che, soprattutto grazie al movimento biblico, ha lasciato la sua testimonianza più forte e autorevole nella Dei Verbum, la costituzione conciliare sulla Parola di Dio. Così la Bibbia, da testo tenuto ai margini dell’insegnamento e della catechesi cattolica, ignoto alla maggior parte dei battezzati, è divenuto sempre più familiare, raggiungendo anche in Italia dati di diffusione un tempo impensabili.
Eppure, nonostante questa feconda riscoperta, quanti credenti leggono regolarmente la Bibbia, quanti cristiani considerano il Vangelo come testo normativo della loro esistenza e delle scelte quotidiane? Secondo le indagini demoscopiche, solo un numero ridotto, anche rispetto ai soli cattolici “praticanti”. Né sono mancati in questi ultimi anni gli appelli ad affrontare il problema dell’assenza della Bibbia nella scuola italiana e più in generale nel tessuto culturale del paese: un’assenza che indebolisce la memoria storica del “grande codice” della cultura occidentale e la possibilità di incontro con un testo ancora oggi tra i più ricchi e stimolanti, non solo sul piano religioso ma su quello storico, letterario, artistico e filosofico.
Il nuovo spazio radiofonico che la trasmissione “Uomini e profeti ” inaugura oggi sulla terza rete della radio pu...

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Last Post by: rgiulia (22/1/2010, 09:02)
 

B_NORM    
view post Posted on 21/1/2010, 09:31 by: rgiuliaQuote
Ciao e buona giornata,
don aurelio

P.S. ai “comasini” ricordo l’incontro di stasera con Fiore Costantino, della diocesi di Lione,
sul tema del dialogo tra Ebrei-Cristiani-Mussulmani
nella prospettiva della settimana dell’ecumenismo e della pace
per lasciarsi educare a credere (come dice anche la riflessione proposta per oggi) alla ricchezza della diversità

Giovedì 21 gennaio 2010

Siracide 44, 1; 46, 13a. 19 - 47, 1

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Samuele, amato dal suo Signore, prima dell’ora del suo sonno eterno attestò davanti al Signore e al suo unto: «Né denari né sandali ho preso da alcuno», e nessuno poté contraddirlo. Ancora dopo che si fu addormentato profetizzò, predicendo al re la sua fine; anche dal sepolcro levò la sua voce per cancellare con una profezia l’iniquità del popolo. Dopo di lui sorse Natan, per profetizzare nei giorni di Davide.


Il riferimento del testo del Siracide di oggi è esplicito a due profeti del Primo Testamento: Samuele e Natan, due che hanno trovato il coraggio di opporsi al potere del re in nome dell’ubbidienza a Dio. E questo è già tanto per pensare a quanto la fede possa generare persone libere.

Poi, data l’occorrenza mai percepita a sufficienza della settimana di preghiera per l’unità tra le chiese cristiane, riporto un articolo che accompagni qualche riflessione e qualche preghiera.

Ogni anno, a gennaio siamo invitati non solo a pregare per l’unità dei cristiani, ma anche – proprio per poter pregare in spirito e verità – a interrogarci su cosa ne abbiamo fatto della preghiera di Gesù al Padre perché i suoi discepoli “siano una cosa sola”. Si tratta di far nascere e crescere una capacità di sentire il fratello nella fede – anche il fratello con il quale la comunione non è piena – come un appartenente al corpo di Cristo, un mio fratello, con cui deve esserci conoscenza reciproca e condivisione. Non è infatti possibile essere cristiani e non volere l’unità, essere cristiani e non fare tutto ciò che è possibile per la comunione. Chi agisce e vive per la comunione con Cristo non può, simultaneamente, non agire e non vivere per la riconciliazione e la comunione con i suoi fratelli e le sue sorelle, membra del suo stesso corpo.

In questa ricerca di un’autentica spiritualità di comunione la “forma” della chiesa primitiva può offrire ispirazione per affrontare alcune urgenze attualissime ancora oggi. Innanzitutto, l’esigenza che la comunione sia plurale. Non si dimentichi che la pluralità, la diversità è attestata già negli scritti fondatori della nostra fede. Dell’unico Signore Gesù Cristo – “lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8) – ci sono stati dati quattro vangeli, cioè quattro annunci diversi, perché non la fissità di un libro, di uno scritto, bensì la dinamicità dello Spirito santo è all’origine del cristianesimo. C’è fin dall’inizio pluralità di espressioni scritturistiche, di ecclesi...

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Last Post by: rgiulia (21/1/2010, 09:31)
 

B_NORM    
view post Posted on 21/1/2010, 09:29 by: rgiuliaQuote
Ciao e buona giornata,
don aurelio
p.s. ieri sera in parrocchia c’è stata una rappresentazione teatrale bella e commovente sulla Shoà intitolata “STUKE”
come sempre i privilegiati che hanno potuto assistervi sono stati relativamente pochi
per questo rilancio: vi capitasse di sentirne parlare, non perdetela

Mercoledì 20 gennaio 2010

Siracide 44, 1; 46,6-10

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Giosuè marciò dietro al Sovrano e nei giorni di Mosè compì un’opera di misericordia: egli e Caleb, figlio di Iefunnè, opponendosi all’assemblea, impedendo che il popolo peccasse e calmando le maligne mormorazioni. Solo loro due furono salvati fra i seicentomila fanti, per far entrare il popolo nell’eredità, nella terra in cui scorrono latte e miele. Il Signore concesse a Caleb una forza che l’assistette sino alla vecchiaia, perché raggiungesse le alture del paese; così la sua discendenza possedette l’eredità, affinché tutti i figli d’Israele sapessero che è bene seguire il Signore.


Nel seguito della teoria dei personaggi illustri è la volta di Giosuè, già in parte ricordato ieri, associato con Caleb perché si tratta degli unici due che, partiti dall’Egitto, arrivarono effettivamente alla terra della promessa.
La ragione di questa eccezione è legata alla sfiducia seguita alle notizie date dagli esploratori mandati da Mosè in avanscoperta nel territorio di Canaan, come racconta il libro dei Numeri ai capitoli 13 e 14. Di fronte allo sconcerto e alla decisione di tornare in Egitto che ormai montava tra il popolo solo Giosuè e Caleb si ribellarono e sostennero invece la possibilità reale di conquistare la terra di Canaan e di occuparla secondo la promessa del Signore. Per questo rischiarono di essere lapidati, ma il Signore intervenne: loro furono salvati, ma il popolo fu condannato a peregrinare nel deserto per quarant’anni, tanti quanti furono i giorni impiegati dagli esploratori per attraversare il territorio di Canaan e sufficienti perché tutti i maschi adulti usciti dall’Egitto morissero nel deserto. Tutti, appunto, tranne Giosuè e Caleb.
Oltre la notizia storica serve però notare l’intenzione pedagogica del Siracide, proprio perché il suo racconto è fatto per rivelare una sapienza presente in questi uomini illustri che sia di guida anche ai suoi contemporanei destinatari dei suoi scritti. E l’intenzione è rivelata dalle parole finali: “affinché tutti i figli d’Israele sapessero che è bene seguire il Signore”.
È la consegna che viene data anche a noi in una prospettiva che è innanzi tutto terrena: seguire Gesù fa bene alla vita sulla terra e non semplicemente per quella dell’Aldilà. È anche il contenuto di un passaggio della lettera di Paolo a Tito che la liturgia ci ha fatto ascoltare a Capodanno e credo che debba essere una convinzione sempre più presente nei cristiani, come suggeriva il messaggio conclusivo del Concilio Vaticano II: “chi segue Cristo, uom...

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